Parlare di alimentazione sostenibile, quindi, non significa soltanto scegliere cosa mettere nel piatto, ma anche riflettere sul destino del cibo che acquistiamo. In Italia lo spreco alimentare ammonta a oltre 8 milioni di tonnellate di cibo l’anno, un fenomeno che genera un costo complessivo stimato in 14,1 miliardi di euro, di cui più della metà imputabile agli sprechi domestici. Ogni famiglia butta via in media 31 kg di alimenti all’anno, pari a circa 600 grammi a settimana per persona.

E’ sempre più un’emergenza aumentare i livelli di sostenibilità affinché l’alimentazione riduca il suo impatto ambientale, ma nel far questo si devono trovare modelli che siano al contempo salutari e accessibili per tutta la popolazione. Un quesito davvero complesso, un vero e proprio dilemma, che ha spinto l’OMS e la FAO a unire le forze per trovare una soluzione comune.

I “Sustainable Healthy Diets” comprendono:

  • l’allattamento al seno almeno fino ai sei mesi di vita, senza sforzare lo svezzamento e accompagnando questo processo con una dieta varia, salutare e locale;
  • l’accesso a una dieta sana e variata come la DIETA MEDITERRANEA, con bassissime quantità di cibi processati e bevande zuccherate, in favore di un consumo di specialità di stagione locali;
  • la possibilità di accedere a fonti proteiche varie e ad alto valore biologico, non rappresentate unicamente da carne e latticini, ma anche da un consumo moderato di uova, frutta secca e legumi;
  • la forte riduzione nel consumo di carne, in particolare quella rossa, senza però eliminare del tutto le fonti animali dalla dieta umana: la sovrapproduzione di carne richiede molta più terra ed energia. A livello mondiale, il 33% delle superfici arabili non è destinato a cibi per l’uomo, bensì alla produzione di mangimi.
  • il ricorso all’acqua naturale come principale fonte di idratazione, garantendo a tutti l’accesso a fonti potabili e sicure;
  • la garanzia che tutti possano soddisfare il loro fabbisogno energetico in relazione a ogni fase della vita e condizione di salute;
  • l’attenzione che si deve avere per acquistare cibi che siano conservati correttamente, non contaminati da patogeni, tossine, batteri e inquinanti;
  • l’attenzione alla tutela della biodiversità, affinché campi coltivati, allevamenti, sfruttamento delle risorse forestali siano a basso impatto e basso consumo idrico, dove  caccia e pesca garantiscano i ritmi di ripopolamento naturali;
  • l’attenzione ad evitare alimenti che prevedano l’uso di antibiotici e ormoni;
  • la progressiva eliminazione della plastica e dei suoi derivati nel packaging alimentare, per esempio acquistando prodotti sfusi;
  • il riciclo e il recupero degli scarti per limitare gli sprechi alimentari;
  • il rispetto della cucina e delle tradizioni locali, perché indispensabili per ottimizzare come i cibi debbano essere distribuiti e consumati, mantenendone le loro proprietà nutritive;

Come è facile notare, i principi congiunti sottoscritti da OMS e FAO si basano su una sostenibilità a tutto tondo: non solo dal punto di vista prettamente ambientale – come ad esempio la riduzione delle emissioni climalteranti e la tutela della biodiversità – ma anche da quello sociale, economico e politico.

Nei prossimi post delle ottime ricette per “non buttare via nulla” !